Diplomatico più che un progetto è stato una vera e propria esperienza, fatta di scoperte, progetti ed incontri.
Dall’analisi dei grafici di rilievo e il riscontro dei documenti storici si intuì che era necessario eliminare tutte le superfetazioni stratificate nel corso degli anni; per riportare alla luce le origini di quello spazio; difatti in fase di cantiere si tiravano fuori scoperte, quali: soffitto con travi in legno di castagno a vista, pareti in tufo a spacco e archi a tutto sesto. Fu chiaro che il vero progetto non poteva essere un intervento ex novo, ma una fusione tra quanto era stato progettato e quello che il restauro conservativo faceva emergere.
Il soffitto è interamente a vista senza alcuna interferenza tecnologica, proprio per rimarcare il connubio tra il vecchio e il nuovo. L’allestimento è il frutto della collaborazione solida con “Riflessi” di cui si vedono tutti i sistemi di sedute e la grande parete dell’infinito sul fondo del locale (realizzate con una boiserie di specchio anticato bronzato e applique).
Nonostante la presenza dei quattro portali dorati segnino il limite tra il dentro e il fuori, l’esperienza diplomatico riesce ad assolvere parte della funzione urbana estesa oltre il varco d’ingresso. Dinamica indagata già in fase di progetto, evidente nel recupero attento della facciata che anch’essa si affaccia sul corso con due immagini diverse (derivanti da due porzioni di fabbricati diversi) ma unite dall’esperienza Diplomatico.
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