Quando l’architettura smette di contrapporsi alla natura e inizia a dialogare con essa, nasce un’esperienza abitativa capace di restituire all’uomo una dimensione di pienezza. È da questa tensione verso l’armonia che prende forma Casa Tra-Vette, progetto di recupero di un fabbricato dismesso riconvertito in abitazione contemporanea ai piedi dei Monti Lattari, dove la materia costruita si apre alla contemplazione del paesaggio e lo convoca all’interno dello spazio domestico.
L’intervento si fonda su una chiara matrice concettuale: la pianta a setti liberi di derivazione miesiana. In essa, la struttura perde la rigidità della compartimentazione tradizionale per trasformarsi in un sistema fluido di relazioni visive e spaziali. I muri divisori, trattati come vere e proprie presenze materiche in marmo, non si limitano a separare gli ambienti ma li connettono, orientando lo sguardo verso la natura circostante e generando una continua tensione tra interno ed esterno.
L’ingresso alla casa avviene attraverso un ampio scalone che introduce, già nel movimento ascensionale, il primo scorcio sui monti. Una grande parete vetrata, interrotta da un setto in marmo verde, separa lo spazio d’accesso dall’area studio, definendo una soglia trasparente tra il mondo del lavoro e quello dell’abitare.
La zona living si sviluppa come un luogo permeabile, attraversato da tre direttrici visive che si aprono su altrettante prospettive del paesaggio. Il percorso culmina in un patio esterno, spazio di soglia e contemplazione, dove il profilo delle montagne viene incorniciato come un quadro naturale, elemento vivo e mutevole che accompagna la quotidianità domestica.
La zona notte prosegue il racconto dello sguardo: grandi finestrature orizzontali trasformano il panorama in un fondale sacro, una pittura naturale “firmata da Dio” che si integra all’arredo e ne diventa parte integrante.
Il linguaggio materico scelto rafforza questa idea di equilibrio e intimità. Il rovere naturale riveste pavimenti e pareti, diffondendo un senso di calore e continuità, mentre inserti in marmo e intonaco bianco introducono pause luminose e contrasti tattili. È un lessico di semplicità e autenticità, che restituisce alla casa la funzione primaria di luogo dell’incontro e della contemplazione.
In Casa Tra-Vette, la bellezza non è un ornamento ma una condizione esperienziale: nasce dall’interazione tra l’uomo, la materia e il paesaggio. L’abitare diventa così un atto di ascolto, un esercizio di armonia in cui la natura — non più osservata da lontano ma vissuta dall’interno — si fa architettura e l’architettura, a sua volta, si fa natura.