Da archetipo millenario a risposta contemporanea per l’abitare: quella che un tempo fu la domus romana — microcosmo orientato verso l’interno per proteggere l’intimità domestica — trova oggi in Casa Clara una nuova declinazione. L’essenza del progetto, infatti, non risiede nelle sue pareti, ma in ciò che esse racchiudono. L’intervento non si limita a sommare stanze, ma orchestra un dialogo costante tra la solidità dei volumi e l’immaterialità dello spazio vuoto.
Il progetto nasce da un’indagine approfondita sulla Casa a Patio, interpretata come cellula vitale capace di risolvere il bisogno umano di protezione e il desiderio di un contatto costante con il cielo. Casa Clara si configura così come una sintesi tra la purezza delle forme e la trasparenza dei flussi, in equilibrio tra la lezione dei grandi maestri e le necessità della vita contemporanea.
Il nome stesso è un manifesto programmatico che richiama la “chiarezza” come valore spaziale assoluto. L’architettura si sviluppa su un unico livello all’interno di un lotto di 600 mq, ma è il patio centrale a dettarne il ritmo. La zona giorno è un ambiente dinamico e continuo, dove il soggiorno e la cucina “respirano” attraverso ampie vetrate che annullano il confine fisico con l’esterno. La zona notte è invece concepita come un rifugio di quiete: qui le camere, pur mantenendo una rigorosa privacy, restano in costante contatto visivo con il frammento di cielo ritagliato dal patio, garantendo un benessere psicofisico dettato dal ritmo naturale della luce.
La dialettica tra travertino e rovere definisce l’identità cromatica e sensoriale della casa. Se da un lato la pietra riveste gli spazi con la sua presenza scultorea e le sue venature calde — richiamo colto all’architettura senza tempo — dall’altro il legno di rovere degli arredi fissi disegna lo spazio domestico. In questo gioco di contrasti caldi, la durezza della pietra e la dolcezza del legno collaborano per creare un ambiente in equilibrio tra astrazione e calore.
Il cuore funzionale di Casa Clara è rappresentato da un grande elemento contenitore centrale in rovere: un volume scultoreo che funge da fulcro dell’intera abitazione. Questo elemento non solo organizza i flussi e definisce le gerarchie spaziali, ma custodisce al suo interno il blocco dei servizi. In questo modo, la tecnica e le funzioni primarie vengono “assorbite” dal legno, lasciando che lo spazio circostante rimanga libero, fluido e incontaminato.
Casa Clara è la dimostrazione che abitare significa proteggere la propria fragilità e bellezza all’interno di un confine nitido. Un rifugio dove il tempo rallenta e l’architettura torna a essere, semplicemente, un gesto di pura luce.
Claudia Conte, Pianozeroarchitetti